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lunedì 3 marzo 2025

Il bullismo e il cyberbullismo

Il bullismo e il cyberbullismo

Un problema serio che richiede l'attenzione di tutti

di Michele Porceddu, 3^B Scuola Secondaria di Primo grado


La parola "bullismo" è nata all'inizio degli anni '80, quando alcuni esperti del Nord Europa hanno deciso di dare un nome a un insieme di comportamenti negativi e violenti che avvenivano tra ragazzi. Volevano distinguere queste azioni dalle semplici litigate o dai dispetti. Così è nato il termine "bullismo". 

Da quel momento, genitori e insegnanti hanno iniziato a preoccuparsi di più di questo problema.     

Un famoso studioso norvegese riuscì a identificare tre caratteristiche necessarie per riconoscere questo fenomeno:

  • La prepotenza deve recare un danno
  • La prepotenza deve durare nel tempo
  • La vittima non riesce a difendersi

Il bullismo si manifesta quando un gruppo di ragazzi, o anche uno solo, iniziano a prendere di mira un loro coetaneo “debole” in modo continuativo, rendendogli la vita impossibile, umiliandolo e facendolo soffrire, creandogli danni fisici e psicologici.

Il “bullo” spesso opera a scuola ma si nasconde nell’ombra, in modo da non essere riconosciuto dagli insegnanti. Alcuni studi di circa dieci anni fa infatti, hanno rilevato che il luogo preferito per mettere in atto le azioni “bullistiche” è proprio la scuola.


Non si deve pensare che il bullismo riguardi solo gli adolescenti, ma se ne può parlare già dai nove/dieci anni in su. Nella scuola dell’infanzia o nei primi anni della scuola primaria 
però non è possibile parlare di vero bullismo poiché ai bambini di quell’età manca la consapevolezza di fare violenza.

Dal semplice bullismo si differenzia il “cyberbullismo” che invece viene attuato tramite la rete telematica. 

Il cyberbullismo è la prepotenza, la molestia, il ricatto, che viene fatto tramite la “rete” e include anche la diffusione di contenuti, tra cui foto e video, ON LINE.

Utilizzare social come Facebook, TIK TOK, Whatsapp, Messenger e Instagram, da parte degli adolescenti può risultare molto pericoloso se manca il dovuto controllo da parte dei genitori.

Gli atti di cyberbullismo, proprio per le loro caratteristiche, a differenza del semplice bullismo nelle aule scolastiche, possono essere fatti in modo anonimo e quindi è difficile risalire agli autori.


Cosa possiamo fare per fermare il bullismo?  

Prima di tutto “Non stiamo zitti”: il silenzio è la peggior cosa per le vittime del bullismo. Dobbiamo parlarne e far venire fuori il problema. Parlare con i genitori o chi ci è vicino, ma anche con gli insegnanti e il dirigente scolastico. La scuola può aiutare molto a capire chi sono i bulli, soprattutto se usa attività di gruppo che insegnano a collaborare e a stare insieme.

Oltre alle nostre famiglie e alla scuola, è importante sapere che ci sono delle persone pronte ad ascoltarci. Il TELEFONO AZZURRO ha attivato un numero gratuito al quale bambini, ragazzi ma anche adulti, possono rivolgersi per segnalare episodi di bullismo. 

Il numero è questo: 19696.

di Michele Porceddu, 3^B

domenica 16 giugno 2024

Bullismo: la soluzione della 2ªH! - di Aurora Maria Cadau, 3ªH

Bullismo: la soluzione della 2^H!

La proposta premiata dal CAI Scuola

Nell’anno scolastico 2022/2023, la classe 2ªH ha partecipato al concorso nazionale “Sbulliamoci” promosso da CAI Scuola; quest’ultimo prevedeva la presentazione di un elaborato grafico, letterario o multimediale, che avesse come centro un tema di cui si parla molto, ma sempre troppo poco: il bullismo. 

La 2^H ha lavorato su un elaborato multimediale, un video nel quale veniva mostrata una metodologia e una proposta per intervenire sui fenomeni di bullismo presenti nella nostra scuola e non solo.


Partendo dalla considerazione che spesso essi sono nascosti agli occhi dei più, la nostra classe ha cominciato a confrontarsi per cercare di trovare il modo per venire a conoscenza dei fenomeni di bullismo e contrastarli. Abbiamo quindi pensato di creare una scatola, detta "Bull box", dove i ragazzi e le ragazze avrebbero la possibilità di inserire in maniera anonima le loro richieste d’aiuto o denunciare fatti che hanno visto.

Ma questo è solo il primo passo.

Ogni giovedì, la classe si riunisce in quello che è un vero e proprio comitato: il comitato di solidarietà! All’interno di questa organizzazione sono presenti diversi organi ricoperti da altrettanti alunni o alunne: un presidente, che ha il compito di riunire le idee del comitato; un vice presidente, con la mansione di dare la parola ai membri; 4 consiglieri, che esprimono i pensieri delle proprie bancate; e infine i restanti 17 membri attivi, di cui ognuno dispone di un cartellino arancione per chiedere la parola, uno rosso e uno verde per esprimere il loro voto.

Lo scopo di queste azioni è di connettere gli alunni fra loro per non lasciare solo nessuno e, quindi, prevenire o fermare qualsiasi atto di bullismo che si può manifestare.

Questo lavoro non venne ignorato, ma bensì premiato. Pertanto, la 2^H, insieme alla professoressa Sandra Rombi, ha vinto il primo posto per la favolosa idea coniata! La premiazione è avvenuta in diretta streaming, sul canale YouTube del CAI, con la presenza di tutte le scuole d’Italia che hanno partecipato al concorso, quest’anno scolastico, nella giornata del bullismo e cyberbullismo, il 7 febbraio.

Il vero lavoro però, non è ideare, ma mettere in pratica. Questo sarebbe favoloso in quanto creerebbe un ambiente più sano e inclusivo per tutti!

di Aurora Maria Cadau, 3ªH


sabato 15 giugno 2024

Cyberbullismo - di Marco Cogoni, 3ªB

Cyberbullismo 

Una piaga che avvelena ogni angolo del web

Il cyberbullismo, come un'ombra oscura, si insinua in ogni settore del mondo online, lasciando una scia di dolore e sofferenza che travalica i confini virtuali per colpire duramente la vita reale delle persone. Dalle aule virtuali dei social media, ai forum di discussione, fino agli angoli più remoti del web, i bulli digitali seminano il terrore, approfittando dell'anonimato e della vastità della rete per perpetrare i loro abusi.

Sui social media, terreno fertile per l'odio e il cyberbullismo, i commenti offensivi, le minacce e le immagini umilianti si diffondono come un virus, colpendo indistintamente bambini, adolescenti e adulti. Il cyberbullismo sui social assume forme diverse, dalle vessazioni private via messaggio alle aggressioni pubbliche nei commenti e nei post. Le vittime, spesso isolate e indifese, si ritrovano intrappolate in una spirale di umiliazioni e sofferenza che può avere conseguenze devastanti sulla loro autostima e sul loro benessere psicologico.

Nei forum di discussione, l'anonimato offre ai cyberbulli la possibilità di nascondersi dietro uno schermo e scatenare la loro rabbia e frustrazione sugli altri. Insulti, trolling e flame diventano all'ordine del giorno, creando un clima di ostilità e terrore che soffoca il libero scambio di idee e il confronto costruttivo. Le vittime, scoraggiate e impaurite, si ritirano dai forum, perdendo l'accesso a preziose informazioni e comunità di supporto.

Anche negli angoli più remoti del web, come i videogiochi online e le chat room, il cyberbullismo trova terreno fertile per proliferare. I bulli digitali sfruttano la voce e le chat per molestare, insultare e minacciare le loro vittime, creando un ambiente di gioco tossico e inospitale. Le conseguenze del cyberbullismo nel mondo del gaming possono essere gravi, portando all'isolamento sociale, alla rabbia e persino alla violenza.

La lotta contro il cyberbullismo è una sfida complessa che richiede un impegno globale da parte di individui, istituzioni e aziende. È necessario educare i giovani all'uso responsabile del web, promuovere il rispetto reciproco e la tolleranza online, e fornire alle vittime gli strumenti e il supporto necessari per affrontare il cyberbullismo e denunciare gli abusi. Solo con un'azione collettiva e consapevole potremo estirpare questa piaga dal web e costruire un mondo online più sicuro e inclusivo per tutti.

Oltre a quanto sopra, è importante sottolineare che il cyberbullismo può avere conseguenze legali per i colpevoli. In molti paesi, il cyberbullismo è considerato un reato e può essere punito con la legge. Le vittime di cyberbullismo dovrebbero essere consapevoli dei loro diritti e non esitare a denunciare gli abusi alle autorità competenti.

Insieme possiamo fermare il cyberbullismo e creare un mondo online più sicuro per tutti.

di Marco Cogoni, 3ªB


Il bullismo nel calcio - di Federico Scarparo, 2ªB

Il bullismo nel calcio

Un problema che riguarda anche i luoghi di gioco e sport

Ogni 7 febbraio si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, istituita nel 2017 da quello che allora si chiamava Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR) e che oggi è diventato Ministero dell’Istruzione e del Merito (MiM), nell'ambito del Piano nazionale per la prevenzione di questi fenomeni a scuola.

In questa ricorrenza in Italia si dedica infatti una giornata di sensibilizzazione per giovani e adulti su questo tema. Nonostante tutta la sensibilizzazione, ogni giorno capita di assistere comunque a episodi di bullismo non solo nella scuola, ma anche nei luoghi di gioco e sport.

Il bullismo nello sport si manifesta nel campo quando si ricerca la prestazione migliore a tutti i costi pensando solo al risultato sportivo e arrivando a giustificare ogni mezzo utilizzato pur di conquistare la vittoria. Puntare solo alla prestazione migliore genera competizione tra i componenti della squadra e questo comporta atteggiamenti di prevaricazione e distanza tra i compagni. Il bullo in queste situazioni si scatena ancora di più prendendo di mira il compagno che considera più debole o troppo forte rispetto a lui, allo scopo di colpire l’autostima del rivale di gioco fino a spingerlo ad abbandonare lo sport o a cambiare squadra. I momenti in cui il bullismo si può manifestare più spesso sono quelli d’attesa prima che cominci l’allenamento, oppure nello spogliatoio.

Il primo punto di riferimento, in questi casi è l’allenatore che dovrebbe aiutare i ragazzi a creare un gruppo unito che non pensi solo a vincere ma anche a collaborare per un risultato comune.

Per quanto riguarda i genitori, credo che andare al campo per vedere i propri figli giocare sia molto importante per la loro crescita, ma questo non significa che gli adulti debbano insultare gli altri ragazzi o gli allenatori perché comporterebbe ulteriore ansia e nervosismo in campo. Questo fatto dovrebbe far riflettere tutti, ma soprattutto gli adulti, che dovrebbero essere da esempio e fare in modo che certi atteggiamenti non vengano tollerati.

di Federico Scarparo, 2ªB

Come Mary Anning - a cura della Scuola d'Infanzia "Maria Lai"

Come Mary Anning Curiosità, scoperta, creatività, invenzione Conoscete Mary Anning ? Vi diciamo come l’abbiamo conosciuta. Maestra Alessia Z...