di Gabriele Oppo classe 2^E
Dalle antiche radici romane ai giganti di
cartapesta.
“Carnevale” viene dal latino “carnem levare”,
che significa “togliere la carne”. Era l’ultimo banchetto prima dei quaranta
giorni di Quaresima (prima della Pasqua), in cui anticamente non si mangiava
carne.
Il Carnevale ha origini antichissime e, come
detto, all'inizio era solo un'abbuffata di carne.
PERCHÉ LE MASCHERE?
Durante i Saturnali romani (feste
religiose tra le più popolari dell’antica Roma, celebrate ogni anno in
onore di Saturno, dio dell'agricoltura e del tempo), la maschera
serviva a cancellare momentaneamente le differenze di classe sociale .
Ciò permetteva agli schiavi di comportarsi come padroni e viceversa; inoltre,
grazie al travestimento, era possibile compiere azioni o pronunciare critiche
che altrimenti sarebbero state proibite o punite.
I CARRI ALLEGORICI
Oltre alle maschere, i carri allegorici del
Carnevale rappresentano una tradizione secolare che unisce il superamento del buio invernale e la nascita primaverile e
la satira sociale, una forma di comunicazione che usa l'ironia e il ridicolo
per criticare i difetti, le ingiustizie o le contraddizioni della società.
I carri
si usano dai tempi dei babilonesi per celebrare il Nuovo anno e
la creazione del mondo.
Perché “allegorici”? il termine deriva
dal fatto che i carri rappresentano simbolicamente vizi, virtù o vicende
storiche e sociali.
E A VIAREGGIO?
Il Carnevale di Viareggio è nato il 25
febbraio 1873 ed è uno dei più celebri al mondo, famoso per i suoi enormi
carri allegorici in cartapesta che sfilano sul lungomare. Nato da un’idea di
giovani benestanti per festeggiare il Martedì Grasso, si è evoluto nel
tempo grazie all’arte dei maestri carristi, unendo satira politica,
spettacolarità e tradizione.
I SIMBOLI: BURLAMACCO E ONDINA
Il simbolo del Carnevale di Viareggio è Burlamacco. È stato ideato nel 1930 (e battezzato nel 1939) dal pittore Umberto Bonetti . Il nome richiama il pittore fiorentino Buffalmacco, un personaggio che si trova anche nel Decameron di Boccaccio, ma è stato scelto anche per richiamare il nome del canale 'Burlamacco' che attraversa proprio Viareggio.
E’ un vero 'mix' di allegria: indossa i rombi
bianchi e rossi tipici di Arlecchino, porta il mantello scuro di Balanzone e ha
persino un bottone bianco che ricorda il Pierrot, il
cappello a punta di Rugantino e i colori della sabbia e dei tendoni balneari.
Come simbolo del Carnevale di Viareggio non c’è
solo Burlamacco, ma anche Ondina, anch’essa disegnata da Umberto Bonetti, ma
nel 1931. Ondina rappresenta “La Bagnante”, omaggiando la vocazione balneare di
Viareggio fin dai primi del Novecento. Il suo costume è caratterizzato
dal blu, che rappresenta il mare, e dal rosso, che rappresenta il sole.
I CARRI A VIAREGGIO
I famosi carri di Viareggio (alti anche più di venti
metri) sono vere e proprie opere d’arte e, oltre a essere molto scenografici,
rappresentano spesso storie di satira politica e sociale, prendendo di mira i
personaggi di spicco di un determinato periodo. La satira politica è uno dei
temi preferiti dai carristi del Carnevale di Viareggio; si dice che se sei un
politico e non sei mai stato preso di mira da un carro di cartapesta significa
che non sei così importante. I carri vengono costruiti nella Cittadella del
Carnevale, dedicata proprio alla creazione e alla conservazione di
questa tradizione. La festa a Viareggio dura un mese intero e, in occasione
delle grandi sfilate, si eleggono i vincitori.
CHI HA TRIONFATO NEL 2026 AL CARNEVALE
Ed ecco il podio dei carri di prima categoria per il 2026:
- per la
seconda volta trionfa Luca Bertozzi con il carro “In bocca al lupo”, un
carro allegorico sulla favola di Cappuccetto Rosso.
- posto
Luigi Bonetti con “I samurai del potere”
- posizione,
Alessandro Avanzini con “La gallina dalle uova d’oro”.
- posto
per Jacopo Allegrucci con “Nel campo dei miracoli”;
- Carlo e
Lorenzo Lombardi con “999”;
- Lebrige
e Rober con “Gran Casino Rien ne va plus”;
- Umberto,
Stefano e Michele Cinquini con “Nemmeno con un fiore”;
- “The
last Hope” di Massimo e Alessandro Breschi;
- ultimo “Io vivo in questo momento” di Roberto Vannucci.
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